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Il pino di via Jervis
Anni verdi all'Olivetti dopo Adriano
e prima di De Benedetti
di Nazzareno Lasagno

Per molti giovani degli anni sessanta la fabbrica è stato un luogo di emancipazione e il lavoro ha rappresentato uno strumento di miglioramento professionale e culturale.
Questa affermazione è quanto mai appropriata se la fabbrica di cui si parla è l’Olivetti: un’azienda unica e straordinaria, una fucina di esperienze, un luogo d’incontro di molte personalità, talvolta di veri talenti, che hanno potuto esprimere liberamente creatività e ingegno.
È proprio l’Olivetti il fulcro di questo libro ambientato tra il 1962 - poco dopo la scomparsa di Adriano Olivetti - ed il 1975 - qualche anno prima dell’arrivo di Carlo De Benedetti alla guida dell’azienda. Racconta la vita di tutti giorni e le esperienze di un ragazzo che entra in fabbrica a sedici anni e inizialmente detesta il lavoro operaio, ma un po’ alla volta scopre gli aspetti positivi di un ambiente ricco di umanità e di stimoli. Per quel giovane l’Olivetti diventa scuola di vita e fattore abilitante per la sua crescita culturale e sociale.
Il periodo in cui si svolge la narrazione è denso di trasformazioni e di cambiamenti nella società, nella politica e nei costumi. Il mondo giovanile attraversa una fase di vitale fermento, pervaso dal sogno utopico – sfociato nel ’68 - di una grande trasformazione della realtà.
È anche un momento di forte evoluzione tecnologica, particolarmente tangibile in Olivetti.
In questo libro l’autore racconta in prima persona l’esperienza vissuta in fabbrica, dapprima come operaio e poi come tecnico informatico.
Si parla di lavoro, di uomini e di macchine in primo luogo, ma anche dei sogni e delle speranze giovanili di quell’epoca, lasciando intravedere sullo scenario di fondo i grandi temi che caratterizzano il periodo storico.
I protagonisti delle vicende raccontate non sono i personaggi di primo piano che hanno guidato l’azienda, bensì le persone più semplici, ma non per questo meno importanti, che ne hanno costituito la linfa vitale: operai, tecnici e quanti hanno contribuito a rendere grande "la Ditta" con il loro orgoglio professionale, il loro impegno e il formidabile senso di appartenenza all’azienda.
Un motivo conduttore accomuna i bozzetti degli attori che animano la narrazione: la piemontesità. Quella inconfondibile caratteristica fatta di senso pratico, gusto per il lavoro ben eseguito, saggezza venata d’ironia e mai pedante: qualità che arrivano dal mondo contadino, si trasfondono nella fabbrica e, fortunatamente, sopravvivono ancor oggi.
Ogni riferimento a fatti, persone e cose non è per nulla casuale, anche se, per comprensibili motivi, i nomi dei personaggi sono stati cambiati oppure omessi, e qualche avvenimento, volutamente o inconsciamente, è stato trasfigurato, con bonarietà, dalla fantasia del narratore.
Non ultimo, l’intento dell’autore è altresì quello di rendere omaggio e di esprimere la propria gratitudine ad una realtà aziendale che gli ha dato un imprinting importante e lo ha guidato a concepire in modo non convenzionale il lavoro e, successivamente, il ruolo di imprenditore.

Nazzareno Lasagno, sessantadue anni, imprenditore, laureato in Scienze Politiche a Torino.
Per oltre dodici anni ha lavorato in Olivetti; in seguito è stato consulente informatico e nel 1981 ha fondato e diretto una società di consulenza informatica e tecnologica che si è affermata con successo. Inoltre ha contribuito alla costituzione di altre imprese in diversi settori, incluso quello editoriale.
Scrivere è una passione che coltiva da sempre. Ultimamente ha partecipato ad alcuni concorsi letterari, ottenendo significativi riconoscimenti, tra cui il primo premio per la narrativa al concorso "Rivoli 2006"
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Pagg.: 200 - Formato 13x21 cm - Brossura con alette  - 
Prezzo: € 12,00
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