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Diario
dell'assedio della Fortezza di Verrua 1704-1705 di Maria Teresa Bocca Ghiglione e Manuel Salomon Le guerre e le battaglie che si sono combattute sul suolo piemontese sono sempre state studiate da una consistente schiera di storici, ma è soprattutto negli ultimi anni che si è sviluppato presso il grande pubblico linteresse per quegli argomenti: sono apparse nelle librerie numerose pubblicazioni incentrate su fortificazioni di cui vi è abbondanza di vestigia nella regione, in particolare sullarco alpino, si sono costituite associazioni aventi per scopo attività di studio e salvaguardia di questi siti, e nel contempo sempre più appassionati si dedicano alla ricostruzione di uniformi ed equipaggiamenti sullesempio di quanto si sta già facendo allestero ormai da svariato tempo. Un periodo specifico esercita attrazione e fascino: quello che tra la fine del 1600 e linizio del 1700 vide protagonista il Ducato di Savoia nella vitale contesa contro la superpotenza continentale dellepoca, la Francia del Re Sole, dalla quale il piccolo paese coperto di montagne, pur essendo stato sullorlo della sconfitta e della dissoluzione, uscì vincitore. Pur in presenza di un accrescimento della sensibilità per tutto quanto concerne quelle vicende, vi sono ancora singole località per le quali si può ben dire che il trascorrere del tempo ha fatto calare il velo delloblio, nonostante vi si siano verificati rilevanti accadimenti, di cui tutti gli uomini di allora ebbero sentore. Tra queste può essere annoverata Verrua. Chiunque abbia interesse per gli anni della Guerra di Successione Spagnola, o sia attratto solamente dallassedio che Torino sostenne nel 1706, inevitabilmente trova il nome di Verrua, in riferimento alla lunga resistenza fatta contro i Francesi nel 1704-05, i quali dovettero obbligatoriamente neutralizzarne le difese prima di rivolgere i loro cannoni contro le mura del capoluogo piemontese. Qualche anno addietro non era agevole approfondire e leggere qualcosa di specifico sullargomento: non si trovava nulla in commercio, neanche nelle librerie specializzate in testi di storia locale o militare; neppure recandosi nello stesso Comune, confidando sul fatto che, solitamente a cura delle Pro Loco o delle Parrocchie, vengono stampate tirature limitate di pubblicazioni con notizie storiche, si riusciva ad ottenere alcunché, in quanto nessuno si era mai adoperato in tal senso. Qualche anno addietro non era agevole approfondire e leggere qualcosa di specifico sullargomento: non si trovava nulla in commercio, neanche nelle librerie specializzate in testi di storia locale o militare; neppure recandosi nello stesso Comune, confidando sul fatto che, solitamente a cura delle Pro Loco o delle Parrocchie, vengono stampate tirature limitate di pubblicazioni con notizie storiche, si riusciva ad ottenere alcunché, in quanto nessuno si era mai adoperato in tal senso. Lunica eccezione era rappresentata dallinteressante catalogo, oramai praticamente introvabile, di una mostra iconografica tenutasi a Verrua nel 1987, nella quale erano esposte stampe, mappe, vedute e prospetti raffiguranti le strutture della scomparsa fortezza. Negli ultimi anni del 1800 e nei primi del 1900 furono realizzate ad opera di storici quali Francesco Bazzi e Domenico Carutti alcune pubblicazioni di grande rilevanza per la comprensione di quegli avvenimenti, che, difficilmente reperibili sul mercato librario antiquario, sono comunque consultabili presso le più importanti biblioteche torinesi. In tutte è menzionato più volte un Diario, di cui si servirono gli autori per la ricostruzione storica, analizzandolo e comparandolo con altri documenti. Di questo Diario esistono copie manoscritte conservate alla Biblioteca Reale, allArchivio di Stato di Torino e alla Biblioteca del Seminario Vescovile di Casale Monferrato. La disponibilità di questultima istituzione, che ha autorizzato la riproduzione fotostatica del documento, ha consentito lo studio e la traduzione del manoscritto, redatto in lingua francese. Con molta probabilità lanonimo autore doveva essere un ufficiale del presidio, probabilmente un ingegnere militare: a quel tempo era infatti consuetudine che, in occasione di assedi, i comandanti designassero un ingegnere per fare una relazione giornaliera degli avvenimenti e peripezie, lequivalente del giornale di bordo dei marinai, al fine di poterne seguire meglio lo sviluppo con rapporti circostanziati. Il linguaggio usato infatti è asciutto, non indulge al pittoresco ed è altresì ricco di notazioni tecniche assai precise, con lora dellapertura delle trincee e della posa delle mine, ma lascia comunque trasparire laspetto propriamente umano del combattimento. È grazie a questo documento che è possibile conoscere, azione dopo azione, lintero svolgimento dellassedio, ed è per questo che si ritiene opportuno renderlo disponibile nella sua interezza, senza entrare nel merito di altre questioni, per esempio quelle relative allidentità del governatore della fortezza (che fu il generale della Roche, ferito il 7 gennaio 1705, sostituito nel comando fino al 12 marzo dal Barone di S. Remigio e fino alla resa dal colonnello imperiale Von Fresen), già trattate con dovizia di particolari dagli storici sopra citati e riproposte recentemente nellimponente pubblicazione dello storico Mario Ogliaro, che non contiene solamente la narrazione delle vicende della fortezza, ma abbraccia tutta la storia della località dalle sue origini. Manuel Salamon Pagg 136
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