L'Artigiano Curioso

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L'Artigiano Curioso
di Orlando Perera - Fotografia di Mauro Raffini

L’ARTIGIANO NON E’ UN PANDA

L’artigianato piemontese è come una foresta pluviale: è vasto e intricato e c’è sempre il caso di scoprire qualche pianta sconosciuta. Dopo i grandi alberi, legno, pietra, ferro battuto, ceramica, oro, eccetera, dopo l’artigianato alimentare, che hanno richiesto in tutto tre anni di ricerche, ci siamo resi conto che restavano ancora liane e arbusti tutti da studiare. Fuor di metafora, la Regione con la sua legge sull’artigianato artistico, tipico e tradizionale, traccia percorsi precisi: disciplinari, marchi e botteghe scuola. Ha dunque bisogno d’una mappa completa del settore, senza zone inesplorate. Ma appunto, dopo aver istituito undici disciplinari per i marchi d’eccellenza, alla Direzione Artigianato sono giunte altre segnalazioni, altre richieste, da settori in parte imprevedibili. Mestieri che non possono essere etichettati con formule consuete, e tuttavia reclamano a buon diritto i riconoscimenti della legge regionale. Possibili "aggregazioni", con qualche forzatura, ai disciplinari già in vigore ne avrebbero sminuito il valore autonomo. La Regione sta così provvedendo ad istituire un nuovo disciplinare per l’artigianato cosiddetto "vario". Lo spiegano, assai meglio dell’autore, le autorità competenti nella presentazione. A proposito, voglio ringraziare subito per la rinnovata fiducia l’Assessore Giovanni Carlo Laratore e i suoi dirigenti, Marco Cavaletto, Direttore Artigianato e Commercio e Tiziana Bernengo, Responsabile del settore Artigianato, persone esemplari per competenza ed impegno. Ringrazio poi l’editrice, Daniela Piazza, che anche in questo volumetto ha confermato gusto e sensibilità verso gli argomenti trattati dai suoi autori. Mi sono dunque rimesso in moto, secondo il metodo già collaudato di andare ad ascoltare direttamente i protagonisti, le loro storie. Ho esplorato nicchie sconosciute, ma davvero intriganti, pur se non hanno a che fare con il legno, la pietra o la ceramica. Ad esempio l’antico artigianato della cera, che oggi si esprime in settori inattesi come quello del restauro dei modelli ceroplastici del Museo Anatomico di Torino, ma conserva l’impronta tradizionale nel grande laboratorio-fabbrica Colenghi, già Conterno, una delle più antiche ditte torinesi, 1795. Oppure i deliziosi ombrellai Suino, i soli ormai a difendere un’attività quasi completamente inghiottita dall’industria. O ancora le curiose proiezioni verso il futuro di giovani artigiani, che collaborano con la grande industria, come Roberto Zucca con i suoi prototipi scolpiti nella plastica o Michele Guaschino e il suo inquietante gusto per gli effetti speciali, le maschere e i trucchi dell’"horror" cinematografico. Tocchi di genialità, che realizzano saldature inedite tra manualità e tecnologia, tra creatività e design. Strada maestra, non bisogna stancarsi di ripeterlo, per salvare l’artigianato dallo scivolare nel museo di arti e mestieri. Quello cui sembrano ormai ridotte la scultura del talco e soprattutto l’arcaica attività del magnin, uno degli incontri più mesti del mio lavoro, che ho registrato come omaggio alla fatica secolare di tanta nostra gente. E’ il problema di fondo, sottrarre le botteghe dal rischio del folclore, della messinscena nostalgica, esonerata dalle leggi del mercato e della redditività d’impresa. Concetti ribaditi anche nella recente presentazione di un’indagine sul campo condotta dal glottologo Tullio Telmon e dal regista Daniele Segre (che forse ne ricaverà un film) sull’artigianato montano nelle valli cuneesi e torinesi. Mentre l’artigianato artistico almeno in parte ha già realizzato un aggancio con la cultura contemporanea (basti pensare al lavoro di ricerca tecnica e di design condotto nel settore della ceramica), per quello tipico e tradizionale la strada appare ancora lunga. Anche qui la Regione ha dato un’indicazione forte con la mostra "Designing Craft Europe", che nel 2001 ha toccato diversi paesi europei, per concludersi a Helsinki, in Finlandia, e ha presentato il lavoro congiunto di designers europei e di botteghe artigiane piemontesi. Forse il primo sforzo che bisogna fare è di concetto. Il dominio della tecnologia ci porta istintivamente a considerare l’artigianato un’attività residuale, marginale. Si dice fatto in modo artigianale e s’intende approssimativo, improvvisato. A parte il fatto che dell’artigianato l’industria è geneticamente debitrice, oggi le cose sono cambiate. La crisi dell’occupazione nelle grandi fabbriche, a partire dalla Fiat, il tramonto del mito del posto fisso, l’aspirazione dei giovani a recuperare un rapporto creativo con il lavoro possono restituire almeno in parte attualità all’antica rete delle botteghe artigiane, secondo la più pura tradizione italica. Ma la risorsa artigianato non può essere considerata come il Panda del WWF

Orlando Perera

Pagg 120   - formato 22 x 22 - Brossura - Fotografie a colori
Prezzo € 16,53
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